Ep.3 La prima volta al Caffè di Sotto

Quello che facevo prima non ve lo posso dire, quello che posso fare è raccontarvi come ho cominciato a scrivere Hitori Meshi (一人飯) .

Tutto è nato da un cappuccino in uno dei primi sabati di dicembe di qualche anno fa.

Sedevo per la prima volta al Caffè di Sotto, dove ero entrata per caso, attirata dalla bellissima carta da parati vintage: verde petrolio lo sfondo, fiori i protagonisti. Dark.

La caffetteria quel pomeriggio era molto popolata, ho scoperto solo succesivamente che qualche giorno prima il Caffè di Sotto era apparso in un magazine dedicato a quella che chiamano latte-art. 

Ho ordinato un cappuccino di soia al banco, servito in una tazza dai toni autunnali quasi terrosi, e una superfice al tatto molto porosa.

Una schiuma perfetta senza bolle, soda. Talmente soda che una moneta di 500 yen sarebbe rimasta in superfice. E un orchidea disegnata nata dal contrasto tra il colore della schiuma e quello del caffè.

La bellezza di quella schiuma, l’aroma, quella tazza unica, un attimo di ammirazione, un secondo indulgiando… e poi la decisione di godere di quella strana opera contemporanea.

Solamente dopo aver finito tutto il cappucino, ho alzato lo sguardo e, controvoglia, ho preso atto di ciò che mi circondava.

Click Click Click.

I telefoni in questo paese, non hanno l’opzione di silenziare quel click. Una foto fa fatica a passare inosservata.

Click. Intorno a me era un susseguirsi persistente di click.

Scatti pronti ad essere condivisi sui social, uno simile all’altro e in tempo reale.

Tutti intorno a me rendevano omaggio al proprio cappuccino, immortalandolo e condividendolo.

Solo io, egoista, lo avevo tenuto per me.

Un senso di colpa orribile mi aveva acchiappato alla gola.

Ep.3 La prima volta al Caffè di Sotto

Ep.2 Una food blogger senza food

Cosa faccio? Sono una food blogger, famosa anche.

Ma non cucino.

O meglio non scrivo di ciò che cucino.

E non posto nemmeno foto sensazionali di piatti appetitosi cucinati da altri.

La mia specialità sono piatti vuoti, o semi vuoti, a seconda dei casi.

Forse farei meglio a definirmi una critica culinaria…. ma a dire la verità non credo di rientrare nemmeno sotto questa categoria.

In parole povere, quello che faccio avviene in quest’ordine specifico:

  1. Scelgo un ristorante
  2. Ordino
  3. Mangio
  4. Fotografo
  5. Scrivo

A quanto pare, il fatto di fotografare i piatti dopo aver mangiato è stata la chiave perchè diventassi famosa.

Quello, e il fatto che nessuno sappia chi sono, che faccia abbia o se io sia uomo o donna.

Non nascondo che provo un certo disagio sapendo che esiste perfino un gruppo facebook dedicato a scoprire e condividere teorie sulla mia identità.

Ep.2 Una food blogger senza food

Ep.1 “Mi chiamo Chiaki”

Mi chiamo Chiaki. Anche se non è il mio vero nome.

Non ho avuto molta scelta. Il mio aspetto, il mio andamento, le mie espressioni facciali, la mia personalità, tutto trasuda il nome Chiaki. E’ come un marchio, un brand.

Brand Chiaki.

Chiaki-san, tutti mi chiamano così. Con un’eccezione.

Chi-chan.

L’unico che mi chiama così è il proprietario del Caffè Di Sotto.

Per il resto del mondo sono solo Chiaki seguito da un formale –san.  Lo capisco e non me ne dispiaccio.

Si addice perfettamente al mio modo di stare al mondo e mi permette di disegnare quelle giuste distanze che mi rendono libera.

Ep.1 “Mi chiamo Chiaki”